Come si può insegnare a i bambini a scrivere delle storie fantastiche che abbiano come unico limite la propria fantasia?

Ho a messo a punto e sperimentato questo percorso che qui vi illustro così, se vorrete, potrete anche voi metterlo in pratica.

Il progetto è rivolto ai bambini della scuola Primaria delle classi terza, quarta e quinta ed è articolato in 3 incontri anche se, tempi permettendo, è meglio svolgerlo in 5 incontri.

Nel primo incontro chiedo ai bambini di descriversi, ma non prima di aver valutato insieme quelli sono gli elementi caratteristici di ogni persona.

Troppo spesso i bambini si soffermano esclusivamente sul colore degli occhi, dei capelli e la statura, ma tralasciano molte altre caratteristiche, così li invito a descrivere la propria maestra tenendo conto dei seguenti criteri: colore e lunghezza dei capelli; se i capelli sono lisci o ricci, se la fronte è alta o bassa, la forma degli occhi, le sopracciglia se sono più o meno folte (ed anche la forma in alcuni casi), com’è il naso, se ci sono meno le fossette quando la maestra sorride; chiedo loro delle labbra e gli chiedo anche se mette il rossetto oppure no… Chiedo loro anche di dirmi se sanno cosa piace fare alla propria maestra al di fuori dalla scuola ed infine se ha dei segni particolari evidenti che la possono rendere riconoscibile.

Fatto questo lavoro con tutta la classe, si passa ad un lavoro individuale ed assegno ad ogni bambino un foglio in cui c’è posizionata della carta adesiva a specchio ed un indelebile e gli propongo di farsi un autoritratto!

ATTENZIONE: E’ un’ attività difficilissima questa ed i bambini sono spesso intimoriti da questa richiesta, ma superato il primo momento di imbarazzo, prendono il via e fanno dei veri e propri capolavori.

A questo punto occorre descrivere quello che hanno disegnato assegnando anche i colori ed a questo punto possono mescolare realtà con fantasia, ma state pur certi che ogni ritratto sarà riconoscibile agli occhi dei compagni. Leggo alcune delle descrizioni e giochiamo con la classe ad indovina chi… Ne sbagliano davvero pochi!

Questo è un grande lavoro di introspezione, che è anche molto utile alle insegnanti per capire ciò che piace e ciò che non piace di se stessi ai bambini. Spesso piccole cicatrici a cui noi non diamo peso, anche segni della varicella, per loro si trasformano in veri e propri piccoli drammi… Se riuscite rassicurateli!

Alla fine dell’incontro i personaggi sono stati creati.

Nel secondo appuntamento passiamo ad un’altra descrizione: quella dei paesaggi e dell’ambiente che li circonda. Guardiamo insieme un’immagine e studiamo con attenzione i dettagli.  A quel punto leggo loro una descrizione di una foto e gliela faccio disegnare mano a mano che leggo e poi confrontiamo i disegni in modo da vedere quanto c’è di soggettivo e quanto di oggettivo.

Gli faccio sempre questo esempio: “A me piace molto andare al mare e quando penso alle ferie mi immagino distesa al sole, con il caldino che mi abbraccia e i piedi in ammollo e lo sciacquettio delle onde che mi culla e mi rilassa. Quando mio marito pensa alle ferie e pensa al mare subito pensa alla sabbia appiccicosa e bollente che si infila nel costume, alla salsedine che gli fa sentire tirare la pelle e alla calca di gente che affolla le spiagge. Lo stesso sciacquettio che a me culla a lui lo infastidisce e lo rende nervoso. Chi ha ragione dei due?”

Poi passiamo alla parte più divertente: li bendo con delle bende fatte in casa con un elastico e del pannolenci nero e gli chiedo di spingere il proprio udito oltre i confini delle porte e delle finestre e di dirmi che cosa sentono in lontananza e che rumori sentono nella propria classe, quindi più vicino.

Sempre bendati gli chiedo di riconoscere un proprio compagno semplicemente con il tatto, lo stesso faccio con due frutti la mela e la banana o la mela e l’arancio.

Quando hanno finito la parte tattile, mi spingo ad un altro senso: l’olfatto!

Sbuccio una o due banane, un arancio o un mandarino e mordo la mela un paio di volte…

Adesso pensate a che odore sentite quando siete al mare…

E’ arrivato il momento di disegnare quello potrebbe essere l’ambiente e il luogo in cui ambientare la propria storia (posso disegnare una mappa o semplice paesaggio e gli chiedo di descriverlo oppure assegno loro una foto con i più piccoli).

Ultimo incontro si crea la storia, fantastica con titoli o generi letterari diversi che vengono assegnati ad ogni gruppo (fatti ovviamente dalla maestra che conosce i ragazzi)

Qui il mio lavoro è davvero solo quello di dare qualche spunto o suggerimento e controllare che riescano a fare dei collegamenti logici fra le diverse parti della storia.

Nel modulo a 3 incontri porto a casa le storie, le scrivo al pc e le corredo di disegni fatti dal gruppo, mentre nel modulo a 5 incontri si rilegge la storia insieme, la si corregge e la si fa riscrivere in bella calligrafia ognuno sul proprio quaderno. Viene presa a casa e scritta al pc impaginata e restituita a ragazzi come raccolta di racconti… Ma attenzione: non sono racconti normali, sono storie molto preziose e speciali perché dentro a ciascuna di queste c’è il tanto di ogni bambino…

 

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